
Micaela Di Cola, una chef poliedrica.

Micaela di Cola in arte Mikychef. Ecco chi è

Intervista a cura di Filomena Pucci per Appassionate.eu
“Per tutta la vita ho provato a non fare la chef fino a scoprire che il mio destino era proprio quello.
Così quando l’ho accettato, ho deciso che lo avrei fatto a modo mio!”
Non sempre per trovare la propria passione bisogna andare lontano, a volte ci stiamo con i piedi dentro fin dalla nascita, eppure ci tocca lo stesso fare un lungo viaggio per capire. La passione, lo impariamo giorno per giorno, non è una stravagante idea venuta chissà da dove, è piuttosto l’accettazione di chi siamo e di cosa siamo venuti a fare al mondo.
Così è andata la storia che sto per raccontarvi, che è vera ovviamente, ma che ha scene che sembrano rubate ad un film.
Micaela figlia di una stirpe di ristoratori avrebbe potuto fin da ragazza iniziare a lavorare in uno dei ristoranti di famiglia, invece per anni si è dedicata ad altro.
“Dopo il diploma ho iniziato a lavorare come assistente di presidenti di associazioni legate al lusso. Il lavoro al ristorante è alienante, bisogna stare là dentro dalla mattina alla sera ed io avevo deciso che non lo avrei fatto. Mia madre, che pure non lavorava al ristorante, aveva orari molto intensi. Ricordo che da bambina mi alzavo presto la mattina, prima dell’orario utile per andare a scuola, solo per vederla, per guardarla girare per casa, prendere il caffè in vestaglia o vederla truccare. Fin da piccola mi ero ripromessa che avrei fatto una vita più umana.”
Micaela o MikyChef come si fa chiamare, è mora, occhi chiari e ha il corpo scattante di chi va spesso in palestra, ma le braccia e le mani forti di chi sa mantecare dieci chili di riso per preparare un pranzo offerto ad un refettorio. Mi accoglie nel ristorante in cui in questi mesi sta facendo da consulente. Il mare tutto intorno ci avvolge con la sua energia e la sala tutta finestre, ci protegge dall’ultimo vento invernale.
“Mio padre da bambina mi riempiva di cibo, pane buono, prodotti buoni, nuove ricette, ogni novità era una scusa per farmi una coccola, e così io ingrassavo. Ho vissuto tutta la mia infanzia da bambina obesa. Insomma in un modo o nell’altro il cibo per me era troppo, tanto, opprimente. Eppure, inevitabilmente legato l’amore.”
E così la è stata la vita a portarla dove non avrebbe voluto. Nel 2005 Micaela si è licenziata, e per due anni è stata molto dura. Per cercare la sua vera essenza ha tagliato tutto, spese, abitudini, e pure il matrimonio. Oggi finalmente è una consulente chef. Prende in mano dei ristorante, vecchi o nuovi, e per tre mesi ci lavora su tutti i fronti, dalla nuova carta ai nuovi fornitori, dalla formazione dei camerieri alla correzione di abitudini insane di proprietari e clienti.
“Non ha senso tenere aperta la cucina fino alle undici, per un cliente o un amico che può venire all’ultimo momento. Le persone che lavorano devono essere rispettate anche nei loro tempi di riposo se si vuole che cucinino con amore e disponibilità.”
È la sua battaglia personale insieme a quella di far passare l’amore con il cibo.
“Amo creare nuovi piatti come pure le brigate in cucina. Il personale va capito, amalgamato supportato e destrutturato se serve. Escono dalle scuole pieni di idee ma poi non sanno parlare con un cliente. Il cliente va guidato alla scoperta di un nuovo modo di mangiare, più consapevole e rispettoso.”
E come accade alle persone che hanno trovato la loro vocazione ecco che le convinzioni personali e intime si mescolano con il lavoro, e diventano la loro professionalità.
Il primo giorno in un nuovo ristorante non racconta mai quello che sta per fare, va diretta in cucina e fa assaggiare il menu che ha pensato per il loro posto.
“Ogni menu ha dentro tutto l’amore che ho ereditato dai miei genitori. È il mio modo di migliorare ciò che mi hanno insegnato; tengo il piacere e riduco la fatica inutile.”
Micaela è una Chef a tutti gli effetti, ma senza un ristorante fisso non si può ambire alle stelle Michelin, ma lei ha chiaramente altri obiettivi.
All’indomani del terribile terremoto di Amatrice, ha caricato un furgone con l’aiuto della Protezione Civile ed è andata a cucinare sotto le tende. Si è trovata a cucinare per centinai persone, e nel successivo terremoto di Norcia e Leonessa visto che era il compleanno di un bambino ha cucinato pure dieci torte: una fetta per uno.
“La vita dentro un ristorante mi spegne; sfiorisce la mia curiosità e si spegne la mia creatività. La vita è fuori, pure quando è difficile, come sotto quelle tende.”
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